Sassari cerca la sua tradizione vinicola. Intervista a Gabriele Palmas

Se la zona di Sassari è nota anche per i suoi buoni vini (pensiamo alle produzioni di Sorso e Usini o alla nota Sella & Mosca di Alghero, giusto per citarne alcuni), la città in sé – a dispetto della sua cultura ortolana e “zappatorina” – non ha mai avuto una tradizione vinicola.

Gabriele Palmas, appassionato di viticoltura, ha voluto ovviare a questa carenza. Di seguito vi propongo un’intervista raccolta da Lavinia Rosa:

 

 

Agli inizi degli anni ‘70, l’avvocato Giuseppe Palmas, appassionato di viticoltura impianta il vigneto “Arcone”. La tenuta e’ situata nella Nurra del Sassarese, caratterizzata da terreni argillosi e rocciosi dove si trovano oggi le cantine di Gabriele Palmas che, con la stessa passione del padre, prosegue la coltivazione della vite e produce vini di qualità. L’azienda ha un estensione complessiva di 70 ettari. Il vigneto ne occupa attualmente una decina. Il restante terreno è coltivato ad oliveto, seminativi e macchia mediterranea. La piccola cantina è situata al centro dell’azienda ed al suo interno è possibile, su prenotazione degustare e acquistare i vini. Attraversiamo l’azienda immersi nei vigneti in un paesaggio ricco di macchia mediterranea ma anche caratterizzato qua’ è la’ dalla presenza di cipressi piramidali quando incontriamo Gabriele e Simona, sua moglie e compagna di lavoro per una breve chiacchierata.

Gabriele, ci racconti come è nata questa meravigliosa azienda?

«Fu mio nonno, Stefano Palmas a lasciare la tenuta Arcone a mio padre che nel 1973 impiantò il primo vigneto. Per circa vent’anni l’uva prodotta veniva conferita alla cantina sociale della zona. Durante questo periodo iniziammo a muovere i primi passi effettuando le prime vinificazioni. Soltanto nel 1996 realizzammo il primo imbottigliamento con due vini: il rosso, Arcone (dal nome della zona), ed un bianco da uve Vermentino,che fu chiamato Montepedrosu. Fino ad allora nessuna cantina Sassarese aveva imbottigliato un vino e questo determinò un piccolo primato, quello di diventare la prima cantina di Sassari ad avere avuto l’iniziativa di farlo. La necessità di rinnovare l’impianto viticolo, ormai troppo vecchio, razionalizzandone sistema di allevamento e scelta varietale, ha spinto me e mia moglie Simona, a rinnovarlo e nel 2004-2005 dopo l’estirpazione del vecchio vigneto, piantando un nuovo vigneto di circa 10 ettari.»

Sono state introdotte delle innovazioni e quali?

«Il sistema di allevamento è passato dal “Tendone” al “Guyot”. Essendo poi la superficie aziendale superiore ai 70 ettari si è potuto individuare un area maggiormente vocata ad ospitare le nuove viti ma sopratutto sono state introdotte due nuove varietà’, il Cabernet Sauvignon e il Syrah che affiancano le varietà autoctone più rappresentative della nostra isola, Vermentino e Cannonau. Inoltre sono nate quattro nuove etichette relative ai vitigni omonimi, Vermentino di Sardegna – Cannonau di Sardegna – Alghero Cabernet – Syrah»

Come mai ha deciso di piantare vitigni internazionali?

«L’impianto e l’utilizzo dei vini derivati da vitigni internazionali è assolutamente consentito da diversi “Disciplinari” di molte DOC anche nazionali, basti pensare alla DOC Chianti; grazie alle caratteristiche organolettiche di questi vini, (colore, struttura, tannini, profumi), è possibile apportare sensibili miglioramenti ai vini così tagliati, non a caso, vengono definiti “vitigni migliorativi”. Si viene a creare così un rapporto complementare che non deve necessariamente mortificare il vino principale ma piuttosto rafforzare il giudizio complessivo finale che verrà espresso su quel vino; non dimentichiamo che molti grandi vini sono ottenuti da “uvaggio” di due o più varietà. La mia scelta è comunque andata oltre, in quanto ho pensato di vinificare “in purezza” le due uve internazionali e dedicare a ciascuna una propria etichetta. In questo modo chi assaggia questi prodotti potrà farsi un idea di come, Cabernet e Syrah si esprimano in uno dei “terroir” più vocati del Mediterraneo, la Sardegna.»

Come è andata questa vendemmia 2013?

«La vendemmia di quest’anno è stata molto sofferta a causa della stranezza delle stagioni. Il nostro clima, prima mediterraneo poi siccitoso e arido, ora si sta avvicinando a quello continentale, con estati più corte e piovose. La vendemmia è arrivata alla fine del mese di settembre con non poche complicazioni perché, andando verso l’autunno, le uve possono perdere le loro caratteristiche ottimali e devono essere raccolte con molta attenzione per non portarle in cantina con muffe o non mature al punto desiderato. Sembrerebbe però che, chi ha lavorato bene in vigna, produrrà dei vini di ottimo livello, soprattutto rossi ma anche bianchi probabilmente con gradazione alcolica più bassa e ricchi di profumi.

Simona, che prospettive future avete per la vostra azienda?

«Vogliamo procedere a piccoli passi, consolidando i traguardi conquistati fino ad oggi e cercando di mantenere la qualità costante. Forse la difficoltà maggiore sarà raggiungere una dimensione aziendale che permetta il giusto equilibrio tra costi di produzione e ricavi mantenendo allo stesso tempo la dimensione artigianale che in fondo identifica i nostri vini.

Che difficoltà deve affrontare una piccola azienda come la vostra?

Le difficoltà per una piccola azienda sono principalmente legate ai costi di produzione: essendo piccoli il costo delle materie prime (tappi, etichette, bottiglie) incide notevolmente mentre dal punto di vista agronomico le grosse aziende hanno da tempo intrapreso la via della meccanizzazione. L’ideale sarebbe riunirsi in gruppo di acquisto e lavorare uniti facendo squadra. Purtroppo l’eccessivo individualismo di alcuni non aiuta questo processo.»

Cosa vi stimola a proseguire su questa strada?

«Ci incoraggia molto l’apertura dei mercati esteri che stanno apprezzando i nostri vini. Purtroppo il mercato interno sardo è completamente saturo. Negli ultimi dieci anni sono nate tantissime piccole cantine che non hanno fatto altro che frammentare ulteriormente l’offerta generando confusione e stanchezza anche verso gli operatori siano essi ristoratori o gestori di bar ma anche agenti di commercio e distributori di bevande. Fortunatamente l’interesse verso i prodotti di nicchia è ancora forte specialmente quando questi non sono presenti nella grande distribuzione.»

Quale filosofia produttiva seguite?

«I nostri sono vini lavorati in modo estremamente tradizionale,maturano naturalmente senza alcuna forzatura. Per ora non viene utilizzato l’affinamento in legno ed è quindi possibile durante l’assaggio percepire tutte le tonalità gusto-olfattive dell’uva di origine. Il legno infatti, il più delle volte, tende a coprire il gusto del vino o ad omologarlo appiattendo i riconoscimenti aromatici, tipici dell’uva. E’ comunque in “cantiere “ la nascita di un vino maturato in legno, magari un “Riserva”.»

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